Una curiosa espressione di Mino Raiola (AP LaPresse)
Il portafoglio di atleti di Mino Raiola è degno di una multinazionale, ma che cosa succederà adesso ai suoi calciatori?
La scomparsa di Mino Raiola è un momento di vuoto pesante per il calcio italiano. Nella suo essere divisivo, Raiola è stato anche uno dei personaggi più influenti e significativi dell’industria del football di questi ultimi anni.
Un giro d’affari immenso che lo ha portato a creare business con chiunque: sempre nell’interesse dei suoi assistiti. E del proprio ovviamente.
Il portafoglio clienti di Mino Raiola comprende giocatori che ogni giorno sono sulla bocca del mercato del calcio, in perenne evoluzione. Ibrahimovic sta trattando un altro rinnovo con il Milan. Pogba lascerà il Manchester United e pare avere già un accordo con il Real. Donnarumma dovrà decidere se restare al Paris Saint Germain o andare altrove. E poi c’è Haaland, l’attuale pezzo pregiato della scuderia, valutato 150 milioni di euro.
In tutto i calciatori sotto contratto con Raiola sono una sessantina. Forbes gli attribuisce un fatturato annuale superiore agli 85 milioni di dollari l’anno. Procure in ambito calcistico. E non solo. Da qualche anno Raiola aveva cominciato a diversificare occupandosi anche di altri sport e puntando con molto interesse anche al calcio femminile. In questo caso… cosa succede? Dipende ovviamente dalla volontà del calciatore.
Chi conosce bene Raiola sa che il re dei procuratori non può essere arrivato a un momento tanto drammatico impreparato. I suoi giocatori, soprattutto quelli che avevano con lui un rapporto personale e consolidato da anni, erano tutti informati. Sapevano quello che sarebbe accaduto. Quella di Raiola è una società. Il referente della società di famiglia diventerà suo fratello Vincenzo.
Decisamente più schivo di Mino, Vincenzo Raiola da anni affiancava il fratello nella gestione del business di famiglia. Raramente è uscito allo scoperto lasciando sempre a Mino il ruolo del protagonista assoluto. Ma negli ultimi due anni i fratelli Raiola erano sempre presenti insieme a tutte le trattative più importanti. Il che significa che la società di famiglia avrà una continuità e che i calciatori che vorranno rinnovare la loro procura ai Raiola potranno farlo. Oppure potranno decidere di affidarsi ad altri, così come prevede qualsiasi trattativa di libera professione e libera rappresentanza.
Nel messaggio di addio della famiglia Raiola si legge chiaramente un messaggio (“Il suo progetto sarà portato avanti con la stessa passione”) che lascia intendere che sarà Vincenzo a raccogliere la sua eredità.
Magari perdendo qualche pezzo pregiato. A vantaggio della Gestifute di Jorge Mendes, procuratore di Cristiano Ronaldo. O dell’inglese Jonathan Barnett, titolare della Stellar Group. Tra i procuratori italiani i suoi eredi naturali sono Giuseppe Riso e Alessandro Lucci, due personaggi completamente diversi.
Riso, titolare della GR Sports, veniva smesso avvicinato a Raiola perché come lui è un autodidatta, una persona sveglia e capace, un grande affabulatore. Raiola, definito in modo un po’ greve “il pizzaiolo”. Riso, che lavorava come cameriere da “Giannino” il ristorante preferito di Galliani e dei milanisti. Diventò uomo di fiducia di Galliani per poi dedicarsi al management dei calciatori. Nel portafoglio una settantina di nomi, alcuni dei quali molto importanti (Tonali, Mancini, Pessina, Dimarco, Gollini, Rovella).
Lucci gestisce la WSA (Scamacca, Kulusevski, Muriel, Cuadrado, Bonucci, Florenzi, Dzeko) con uno stile molto britannico. Parla poco e non si vede quasi mai.
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