Mertens, colonna portante di questo Napoli (LaPresse)
Napoli, l’addio di Insigne può destabilizzare l’ambiente partenopeo. C’è già chi pensa al dopo: Dries Mertens.
Insigne al Toronto. Anno zero, il Napoli deve ripartire. Se non serve ricostruire sul piano del gioco, perchè Spalletti un’identità alla squadra la sta dando, occorre rimettere insieme i pezzi sul piano dell’appartenenza.
Lorenzo Insigne è un ragazzo di Napoli che corona il sogno di giocare per i colori che ha sempre amato: ora le bandiere solo sempre meno presenti in nome del progresso e dell’economia, ma paradossalmente sono quelle che mandano avanti il sistema calcio. I più giovani si identificano in loro, mentre gli anziani li prendono a modello negli istanti di nostalgia. Insigne parte e chi resta? Un nome c’è: Dries Mertens.
Il belga vuole rimanere, ma intende anche dettare le proprie condizioni: non è uno qualunque. Dries vuole porsi come il presente che diventa futuro e, quindi, certezza. “Non voglio i dollari, mi basta Napoli”. Messaggio chiaro a De Laurentiis: “Io ci sono”. Questo potrebbe lasciar presagire a un rinnovo a vita, ma prima delle formalità occorre guardare i comportamenti.
Mertens si fa chiamare Ciro, anche il nome ha barattato, per darsi totalmente a questa città che incarna una filosofia di vita. Arriva allo stadio, esce dal Maradona e pervade ogni angolo: l’odore del caffè, il rombo dei motorini, il sorriso di un bambino quando segna il proprio idolo.
Questa è Napoli e, probabilmente, nel recente passato l’hanno capito più gli altri che i napoletani stessi. Almeno nel calcio. Insigne via, Quagliarella lo stesso (per motivi differenti, ma la sostanza non cambia). Sono, invece, rimasti Hamsik, Lavezzi, Cavani.
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Successivamente hanno preso altre strade, ma solo dopo. Quando non c’era più niente, ma proprio niente, da fare. Per non parlare di Koulibaly: “Mi sento a casa”, ha sempre detto. Nonostante sia destinato a partire praticamente ogni sessione di compravendita. Eppur (non) si muove.
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Mertens vuole fare lo stesso e prova a dimostrarlo prima ancora di una firma: contano i fatti, certo, ma la forza delle parole muove il mondo. È bastato un post su Instagram per far smuovere le coscienze dei tifosi. Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che è Belgio. Per i partenopei, ora, funziona così. Difficile dargli torto.
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