Morto Franco Battiato (foto Getty)
E’ morto nella notte a 76 anni Franco Battiato, uno dei più grandi cantautori della musica italiana, che non ha mai smesso di amare anche il calcio
E’ morto a 76 anni Franco Battiato, uno dei grandissimi della musica italiana. Malato da tempo, si era ritirato nella sua casa a Milo nel 2019.
L’autore di capolavori indimenticabili come “La cura”, “Centro di gravità permanente”, “Sul ponte sventola bandiera bianca”, riempiva i suoi testi di riferimenti alti. Non a caso, il coautore di molti suoi testi era il filosofo Manlio Sgalambro. Frequenti anche le contaminazioni con la cultura orientale.
Battiato era un intellettuale che si esprimeva attraverso le canzoni. Come Albert Camus e Pier Paolo Pasolini, amava molto il calcio. Era stato anche calciatore, prima terzino nelle giovanili dell’Akragas, poi nel Riposto, la piccola squadra di una cittadina fra Taormina e Catania che gravita nei campionati dilettantistici siciliani.
Al calcio si deve la forma del naso di Franco Battiato. Quando aveva 12 o 13 anni, infatti, è andato a sbattere contro il palo di una porta. La madre e la nonna si preoccupano, ma lo portano solo una settimana dopo da un medico. La frattura ormai non si può ridurre.
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Nel Riposto ha giocato anche da libero. Fu un’esperienza breve ma significativa. Il momento più alto fu la vittoria di un campionato. Anche se, in un’intervista alla Gazzetta dello Sport del 1997, di quella stagione Battiato ha ricordato un solo fotogramma. Una sua autorete contro l’Acireale. “Intercettai maldestramente il passaggio e spedii la palla all’incrocio. Un autogol meraviglioso” ha detto. L’arte per l’arte, dunque. Avrebbe giocato, poi, per due volte con la maglia della Nazionale cantanti.
In quella stessa intervista, il grande Franco Battiato, morto nella notte, raccontava di seguire con interesse il Vicenza, che stava vivendo le sue ultime grandi stagioni, e l’Atalanta. Ovvero squadre “senza fuoriclasse ma con un’anima“.
Già intravedeva il declino del pallone, effetto anche delle prime conseguenze della sentenza Bosman. “La competizione sta guastando la purezza dello sport” diceva, “l’aspetto commerciale predomina”. Considerazioni che sembrano di ieri, legate al dibattito sulla Super Lega, e non di oltre vent’anni fa.
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