Zlatan Ibrahimovic (Foto: Getty Images)
Zlatan Ibrahimovic si sta rivelando fondamentale anche in questa stagione per il Milan, imbattuto nel post lockdown. E c’è già chi pensa a un suo rinnovo.
Nemmeno il Coronavirus ha scalfito Zlatan Ibrahimovic. Lo svedese è stato costretto a saltare quattro gare con il suo Milan, che è riuscito comunque a superare tutti gli ostacoli in campionato e nei preliminari di Europa League, ma appena ha potuto tornare in campo aveva lo stesso smalto e imprevidibilità di sempre. Non a caso, è stato il vero trascinatore della squadra nel derby contro l’Inter, battuta a distanza di quattro anni.
A questo punto, nonostante un contratto in scadenza a fine stagione, pensare di vederlo in rossonero anche il prossimo anno non sarebbe da escludere. Anche Paolo Maldini, responsabile dell’area tecnica, quando ha parlato dei giocatori in scadenza facendo riferimento a Calhanoglu e Donnarumma, non ha mancato di citare l’attaccante. Se questo dovesse succedere, ovviamente, lui non sarebbe disposto ad alcun ruolo di secondo piano, ma se il fisico dovesse continuare a sostenerlo come sta accadendo ora non ci sarebbero particolari problemi.
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Chi era dubbioso all’idea di vedere Ibra ancora al Milan anche in questa stagione a causa dell’età (ha compiuto 39 anni a inizio mese) si sta certamente ricredendo. Il numero undici milanista è non solo determinante in campo, dove sta facendo crescere anche i tanti giovani del gruppo, ma anche nello spogliatoio, grazie al carisma e alla personalità che tutti gli riconoscono.
Perché quindi non sedersi al tavolo tra qualche mese e discutere di un rinnovo? Lui su questo non si sbilancia, ma soprattutto se dovesse arrivare la qualificazione in Champions League, l’idea potrebbe essere davvero fattibile. A crederci è anche uno che conosce bene l’ambiente milanista come l’ex attaccante Marco Simone. “Pensare a un ulteriore prolungamento per Ibrahimovic non lo ritengo poi così impossibile – ha detto ai microfoni di Milannews.it -. Certamente Zlatan non è più giovanissimo, ma questo dato per uno come lui conta fino a un certo punto. Lui fa vita d’atleta e questo gli permette di rendere come se avesse qualche anno in meno sulla carta d’identità. Il suo apporto è importante, quindi non è escluso possa restare anche oltre, magari a supporto di chi scende in campo, come comunque già sta facendo ora pur essendo un calciatore. A 35 anni ha subito la rottura di un crociato, un problema che debiliterebbe chiunque, anche chi ha qualche anno in meno, ma non uno come lui, e i fatti lo stanno dimostrando”.
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