Fabian O'Neill, da idolo di Zidane a barista: la parabola dell'urugayano
Fabian O’Neill ha vestito le maglie di Cagliari, Juventus e Perugia in Serie A. Zidane lo definì “uno dei più grandi talenti con cui abbia giocato”. Ha perso praticamente tutto. Oggi lavora come barista
Zinedine Zidane una volta l’ha definito “uno dei calciatori di maggior talento con cui abbia giocato“. Oggi quel giocatore, Fabian O’Neill, fa il tifo per il Real Madrid solo perché c’è Zizou ad allenarlo. Ha speso tutto, anche soldi che non aveva. “Cavalli lenti e donne veloci mi hanno rovinato” ha ammesso al Pais. L’alcool ha fatto il resto.
La Serie A resta il suo ricordo più bello. Il Mago, classe ’73, ha cominciato inseguendo un pallone di stoffa nella campagna uruguagia, a Paso de Los Toros dove è nato, a 300 chilometri da Montevideo. Poi è entrato nella piccola squadra locale, il Defensor. A 15 anni passa nelle giovanili del Nacional, una delle squadre più blasonate della nazione. Gioca da centravanti, con una gran voglia di arrivare. Quattro anni dopo vince il campionato e a 21 debutta in Nazionale, contro Israele.
Nel 1995 arriva al Cagliari. Rimane in Sardegna cinque anni, dal 1995 al 2000. Gioca 120 partite in rossoblù. Segna 12 gol e compra la sua prima auto impoortante, una Porsche. “Dopo la retrocessione i tifosi mi insultavano sulla spiaggia gridandomi ‘ubriaco’, poi quando siamo tornati in A gli stessi tifosi mi offrivano da bere” racconta al Pais.
La Juventus lo sceglie come vice Zidane. Ma il francese, nella sua ultima stagione in bianconero, è estremamente continuo. Così il Mago gioca pochissimo. Non va meglio l’anno successivo, quando Marcello Lippi tenta di adattarlo come mediano al posto di Davids, in attesa che l’olandese sconti la squalifica per doping. Gioca in totale 19 partite in due stagioni, in tutte le competizioni, prima di passare al Perugia, con un bottino di 9 partite e un gol. Nel 2002 torna a Cagliari, ma dopo sei mesi senza giocare decide di rientrare in patria. Ha chiuso al Nacional nel 2003. “Non volevo aiuti né psicologi, se la mia carriera non è andata meglio la colpa è stata solo mia” ha ammesso.
Oggi l’uruguayano ex Cagliari e Juve ora fa il barista alla Nueva Lata di Montevideo. Vive in casa della suocera, ha raccontato alla Gazzetta dello Sport, con sua moglie Andrea e il figlio Favio, che ha 14 anni e gioca nelle giovanili del Nacional. “Sono felice: non mi dà fastidio essere povero, mi basta avere da mangiare e qualcosa per far star bene i miei figli” ha detto. Oltre a Favio, infatti, ha avuto due figlie, Marina e Martina, da precedenti matrimoni.
Le donne, ha ammesso, non hanno cambiato la sua natura orgogliose e ribelle: ma in tante, dice, ci hanno provato. Le sfide della vita, le ombre e le sconfitte, sono riuscite a cambiarlo. Il calcio è solo un ricordo, ormai. Anche se, ha spiegato, potrebbe ancora aiutare qualche club come talent scout. L’occhio per chi ci sa fare col pallone non gli è mai mancato.
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