25 febbraio 2012, otto anni fa il gol di Muntari in Milan-Juve: l’episodio più discusso del decennio
Il fotogramma di un calcio che non c’è più. Otto anni fa, Muntari segna in un Milan-Juventus rimasto a suo modo nella storia. Segna, ma il gol non viene assegnato e la gioia diventa rabbia cieca, impotente. Max Allegri allena il Milan, Antonio Conte si avvia al primo scudetto in bianconero. La Juve, reduce da due settimi posti, pareggia a San Siro. Ma l’immagine del pallone colpito dal centrocampista ghanese che supera nettamente la linea e dell’arbitro Tagliavento che non convalida rimane una ferita per i tifosi del Milan, che non si consolano ancora. Come non si consolano quelli della Roma per il gol di Turone del 1980.
“Sembra un secolo fa, perché oggi quella situazione sarebbe risolta in un secondo. Avevo la sensazione che il pallone avesse varcato del tutto la linea, se vedete le immagini ho già il braccio a indicare il centrocampo. Ma serviva l’ok dell’assistente che era nella posizione migliore” dirà l’arbitro nel 2018 alla Gazzetta dello Sport. “Mi disse che Buffon aveva parato sulla linea. Peccato”.
Oggi sarebbe una di quelle situazioni da applicazione della tecnologia, la decisione dell’arbitro verrebbe inevitabilmente cambiata. Il VAR, pur con tutte le polemiche per il protocollo nelle situazioni in cui c’è un episodio da interpretare, ha cancellato l’errore sulle questioni di mera valutazione come il fuorigioco o il gol-non gol. Essere davanti o dietro la linea non è un’opinione.
Quel gol segna un punto di non ritorno. E’ il marchio dell’orgoglio ferito di un giocatore finito ai margini dell’esperienza interista, in quello stadio, con Ranieri in panchina. Era riuscito a prendersi la sua rivincita, era arrivato di testa per chiudere un’azione un po’ sbilenca con quello che sarebbe potuto diventare il suo gol più importante di sempre.
Ma il calcio, scrive Gabriele Romagnoli il giorno dopo su Repubblica, “sfugge a ogni definizione ontologica. È filosofia inapplicabile avendo per regolatore il libero arbitro anziché il libero arbitrio. In questa valle di lacrimevoli errori il gol fantasma resta a galla anche se dovrebbe essere affondato da anni. Dovrebbe stare nell’album di Gianni Minà, confinato nelle teche Rai“.
Chi è già abituato alla tecnologia, non si capacita dell’artigianalità che guida il caso, il caos, e le passioni che ruotano intorno a un pallone. Si sorprende, per esempio, Novak Djokovic, tifoso del Milan e campione nel tennis che, in quel febbraio di otto anni fa, familiarizzava da anni con la presenza un supporto tecnologico in grado di mostrare la ricostruzione della traiettorie e rivelare se la pallina abbia rimbalzato al di qua o al di là della linea.
“Non posso credere a cosa è successo, la palla era dentro di un metro e loro hanno continuato a giocare” si chiedeva allora su Twitter, “ancora non capisco perché non ci sia la tecnologia. È una cosa incredibile per lo sport più popolare del mondo“. Oggi la tecnologia c’è, le polemiche pure. Si sono solo adattate al tempo che passa. E il gol di Muntari vive nei ricordi, oggi sì come i video delle teche Rai, come Carlo Sassi che porta per la prima volta la moviola alla Domenica Sportiva. Come il fotogramma di un calcio moderno e antico insieme, il calcio prima del VAR.
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