Paulo Fonseca (Getty Images)
La Roma scalda i motori. Fonseca, alla vigilia del match contro il Gent, chiede un’inversione di rotta ai suoi dopo le recenti prestazioni scialbe che hanno fatto tornare dubbi all’interno di una piazza che sta attraversando un momento non facile: il 2020 che non sorride ai giallorossi e, nel frattempo, sull’altra sponda del Tevere i ‘cugini’ biancocelesti sono a un punto dalla vetta e sognano ben altri obiettivi. Troppo per tutti, così – alle porte di Trigoria – la pazienza è finita.
Un cambio societario che incombe, sommato alle sfuriate contro direttore sportivo e responsabili dell’area tecnica: una vera e propria tempesta in atto che non giova ad un gruppo, comunque, impegnato ancora su più fronti. C’è ancora la zona Champions da raggiungere – anche se ormai l’Atalanta è a sei lunghezze – e l’Europa League da difendere per provare ad arrivare sino in fondo almeno lì.
Per questo, Fonseca non vuole scuse e suona la carica: “Adesso è più facile inventare problemi tra spogliatoio, allenatore e dirigenti e non è giusto. Siamo qui a parlare onestamente, senza alcuna intenzione di nascondere qualcosa. Parliamo dei problemi, discutiamo apertamente: non è giusto inventare cose come questa. È troppo semplice parlare adesso della Roma“, ammette.
Spogliatoio compatto, dunque, il problema sarebbe psicologico ma con il Gent (domani) sarà un’altra storia assicura: “Sono preoccupato solo per quello che dobbiamo fare per vincere la partita. Abbiamo avuto una buona settimana di lavoro. Il Gent è una squadra forte, ma ho avuto segnali positivi: la Roma è preparata per giocare questa gara”.
Infine, un’ultima battuta su eventuali pressioni da parte dell’ambiente romano: “Qui a Roma sento una negatività che non capisco. Quando sono arrivato la prima cosa che mi hanno detto è che qui a Roma c’era una grande pressione. Ma se un allenatore non vuole avere pressioni allora non può allenare una grande squadra come la Roma: in tutte le squadre si vivono le pressioni. Anche la Dinamo Kiev ha grande pressione e se non vincono una partita i tifosi aspettano i giocatori fuori. Se non volessi pressioni allora non potrei allenare una squadra che vuole vincere. Non è una scusa questa della pressione: io sono qui e sono pronto a sostenere le pressioni”, ha concluso Fonseca.
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