La sfida più attesa della 24.a giornata di Serie A è sicuramente lo scontro diretto tra Lazio e Inter, in lotta per lo scudetto con la Juventus. Il posticipo dell’Olimpico divide il tifo di Dejan Stankovic, grande doppio ex e attuale allenatore della Stessa Rossa. L’ex centrocampista serbo è stato intervistato in esclusiva da Sky Sport, in uno speciale che ha toccato tanti argomenti. Sopratutto la guerra, la famiglia e i soldi guadagnati all’inizio per aiutare la madre e il padre. Poi il volo verso l’Italia e l’inizio della grande carriera.
Uno dei temi affrontati è stata la sfida tra Lazio e Inter: “Non mi sorprende che possa valere lo scudetto. Lasciamo da parte la Juventus che domina da tanti anni, ma Conte e Inzaghi sono incredibili e un esempio per tutti. Sono contento per Simone, siamo stati compagni e può lottare per lo scudetto. Antonio invece ha trasformato i nerazzurri, è uno che non molla un centimetro e ha portato più punti in classifica”.
Nel corso dell’intervista Stankovic ha parlato anche del suo nuovo impiego, quello d’allenatore: “Tornare alla Stella Rossa è stato un cerchio che si chiude, è sempre stata la mia casa. Prima di arrivare in Italia, la mia carriera è iniziata da qui. In pochi giorni ho sfruttato l’occasione, era finito un ciclo e sono pronto a costruirne un altro. E’ la prima esperienza in panchina, ma mi sento pronto: ho lavorato con grandi allenatori, Erikson, Mancini, Mourinho, e spero di avere le idee giuste. Mi piace lavorare duro e caricare la squadra, non sono un professore. Mou mi ha scritto ma chi c…. te lo fa fare. Ci siamo sentiti e mi ha dato dei consigli”.
Uno stile di allenare simile a quello di Sinisa Mihajlovic, il più grande amico conosciuto nel calcio: “Per me è come un fratello più grande, è stato molto importante nella mia carriera. Mi ha protetto quando sono arrivato a Roma, insegnandomi a non mollare mai come sta facendo con la sua malattia. Io lo chiamo fratello ma anche papà. Ci sentiamo quasi ogni giorno, la prima telefonata però è stata dura e alla fine era lui che consolava me. E’ un guerriero e supererà anche questa battaglia. Con altri grandi giocatori amici ci siamo detti che se nella vita c’è uno che può vincere una battaglia come questa è solo Sinisa. Uno che ha scritto non mollare mai sulla fronte”.
Adesso i due ex compagni serbi sono distanti, ma tra qualche anno potrebbero rincontrarsi sul campo: “Il sogno è quello di tornare in Italia. Sarebbe bellissimo allenare in Serie A, dove il calcio è molto competitivo e sentito. Prima finisco questa missione (alla Stella Rossa), poi progetterò il mio futuro”.
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